Il Parco Rupestre della Grecìa

 

Il Parco Rupestre della Grecìa si sviluppa, tra storia millenaria e natura, lungo un percorso di circa tre chilometri che, partendo da Porta Rupa nei pressi della chiesa bizantina di San Marco, scende nella valle del torrente Celadi dove sono presenti mulini, canali e ponti canali, resti di frantoi oleari e la chiesa cinquecentesca dell’Annunziata. Da qui il percorso, che risale verso Porta Pente, incontra il primo nucleo rupestre e, risalendo verso il punto di partenza, incontra ancora altre grotte-abitazioni, le chiese di San Michele e Sant’Anna e l’omonimo gruppo rupestre con grotte bizantine e grotte serbatoio poste nelle adiacenze della chiesa.

Si tratta di una delle più importanti testimonianze della civiltà rupestre, una forma insediativa già diffusa in epoca bizantina. Una evoluzione che nella valle del Celadi è testimoniata fin dal Neolitico ed è proseguita in epoca romana con il Castrum di Porta Cappuccini, ai cui piedi nella vallata sono state rinvenute tracce di terme romane. Attorno a quel primordiale insediamento difensivo, si sviluppa quell’originale forma dell’abitare, diffusa in tutta la Calabria, e nota come insediamento rupestre sul quale sorge uno dei più importanti presìdi difensivi bizantini prima e normanni dopo, tra VI e XIII secolo. Sul versante sinistro del Celadi si insediarono la popolazione civile e, dal VI sec. e fino al X, i monaci provenienti dal vicino Oriente. Grotte monastiche, eremitiche e lauritiche e grotte-abitazioni sono presenti in gran numero nei rioni Giudecca, S. Marco, S. Anna, Pente, S. Nicola al Vallone, Tirone, Carminello, Duomo, piazza del Popolo, Conceria, Rupe S. Giovanni. La trama viaria che le collegava si snodava lungo il bordo della rupe da Porta Giudecca, passando per Porta Pente, per giungere a Porta Rupa e da qui al Portello configurando, più che una montagna sacra, “un singolare modello di urbanistica rupestre a prevalente destinazione civile, costituente il nucleo originario di Rossano”.

Di particolare interesse risulta essere l’insediamento noto come “Civiltà Rupestre”, localizzato tra la chiesa di San Marco e Porta Pente, che si affaccia sul torrente Celadi.

Le grotte-abitazioni della Grecìa sono disposte su diverse quote, collegate da sentieri o da scalette intagliate nel terreno arenario.

Lungo la vallata del Celadi ed intorno alla città è scritta una storia lunga centinaia di milioni di anni. Le rocce sedimentarie arenaceo-conglomeratiche, che nella valle spiccano per il contrasto cromatico tra la base rossa e la sommità grigia, sono ben visibili nella rupe sulla quale sorge Rossano, la cosiddetta “timpa russa”, detta anche “timpa e ri cristaredd”, cioè dei falchi che vi nidificano.

Chiesa di San Marco – sec. X

La chiesetta/oratorio bizantina di San Marco fu luogo di raccolta e preghiera dei monaci eremiti che popolavano le grotte poste nelle sue vicinanze. Di forma quadrata e pianta a croce greca, la chiesa è caratterizzata da cinque cupole cilindriche con monofore laterali, tre absidi con bifore frontali.

Nel 1928-34, durante i lavori di restauro, è emerso sul muro di sinistra, in fondo al presbiterio, un frammento di affresco raffigurante una Madonna Odigitria (dal greco òδηγήτρια, colei che indica la strada, quindi colei che insegna) con Gesù Bambino.

Chiesa del Pilerio – sec. XV

La piccola chiesa di Santa Maria del Pilerio è stata ricostruita nel XV secolo sui resti della chiesa bizantina di S. Angelo di Tropea (sec. X-XI). Si trova ubicata sotto l’oratorio di San Marco, affacciandosi sulla vallata sottostante del torrente Celadi. L’ingresso alla chiesa è posto sul lato nord. A testimoniare il suo passato bizantino rimane soltanto l’abside volta a oriente.

La chiesa è tuttora meta di devoti ogni 24 maggio, in occasione della festa liturgica della Madonna del Pilerio. All’interno venne collocato nel 1837 un quadro della Madonna del Pilerio che rappresenta una Madonna del Latte ed è custodita una statua, portata in processione per le strade di Rossano dai fedeli il 24 del mese mariano di ogni anno. Ai piedi di questa bella statua le donne, ancora oggi, si riuniscono nei pomeriggi di tutti i giorni di maggio e insieme, da mille anni, recitano il rosario e antiche preghiere, elevando particolari canti della tradizione alla Madonna del Pilerio.

Antico trappeto Malieni con maschera apotropaica

Sul portale del trappeto Malieni è posta una maschera apotropaica che nell’immaginario popolare doveva spaventare gli spiriti maligni e scacciare il malocchio. Detto localmente “l’affascino”, veniva tolto da persone che nella notte di San Giovanni avevano ricevuto in dono di praticare il “contraffascino” secondo un rituale che prevedeva la recita di incomprensibili preghiere e l’unzione con acqua e sale.

Chiesa dell’Annunziata – sec. XVI

La chiesa dell’Annunziata era parte di un convento dei Carmelitani della metà del XVI secolo dove si narra si trattenessero coloro che dovevano stare in quarantena per motivi sanitari. Fu sede dell’omonima confraternita.

Chiesa di San Michele Arcangelo  – sec. XVI

Luogo sacro dedicato a San Michele situato nell’omonimo quartiere, tra Santo Nico e Porta Pente, che il De Rosis indica come “Chiesa di S. Michele Arcangelo in Mambronà”. Questa chiesa, sempre secondo il De Rosis, venne restaurata nel 1750 per decisione del vescovo Stanislao Pollastri, il cui stemma venne collocato sulla parete laterale esterna dell’edificio. Al suo interno, sull’altare, domina un bel dipinto di San Michele con la spada nella mano destra.

Chiesa di Sant’Anna  – sec. X – XI

L’antica chiesa di Sant’Anna nasce sui ruderi dell’antica cattedrale bizantina intitolata a San Nicola al Vallone. La chiesa è posizionata nel quartiere della Grecìa.

Il luogo di culto è ad una sola navata coperta con tetto a due falde ed è rivestita di mattoni di cemento colorato. La facciata è a capanna con portale ad arco a sesto acuto. La copertura a capanna è sormontata da campanile a vela. All’interno, oltre a un crocifisso antico, è custodita la statua di Sant’Anna che si rivolge a Maria bambina.

Anna è per la tradizione cristiana la moglie di Gioacchino e la madre di Maria Vergine. La Santa è invocata come protettrice delle madri e delle partorienti e la sua festa viene celebrata ogni anno il 26 luglio.

Fontana di Tremulante sec. XIX

Per razionalizzare ed ottimizzare l’acqua di una sorgente posta lungo il corso del torrente Celadi, nel 1826 il Comune fece costruire la fontana detta “di Petra” che, oltre a dare acqua da bere alla città, che all’epoca non disponeva di un acquedotto, veniva utilizzata dalle numerose lavandaie che dal mattino alla sera provvedevano al lavaggio di biancheria per conto di famiglie facoltose.

Frantoio ipogeo detto di Prussiano e Fornace di mastro Annibale

Il frantoio, detto “di Prussiano”, è collocato in una grotta e conserva ancora la macina in granito e le presse in ghisa. In una grotta posta lateralmente veniva lavorata l’argilla reperibile sulla collina di Santa Maria delle Grazie per la produzione di utensili domestici per contenere l’acqua di varia foggia e dimensioni, gummule, lincedde, gummulide e ciarre.

 

Mulino a doppia canna Sosti

Il mulino della famiglia Sosti conserva integra la sua struttura distribuita su due livelli, uno sottostante con la ruota idraulica e l’altro sovrastante con le macine. L’acqua del torrente, accumulata in una vasca detta “cibbia”, era convogliata nelle due canne che, data la loro sezione tronco conica con diametro decrescente verso il basso, incrementavano la potenza del getto che faceva girare le ruote orizzontali, che, a loro volta, muovevano le macine.

Utilizzati per macinare grano, orzo, mais, castagne, i mulini della Valle del Celadi furono a lungo gravati di diritti feudali e pertanto concessi come privilegio ai vari feudatari o alla Chiesa. Solo nel 1806, con l’abolizione dei diritti feudali, l’attività molitoria venne liberalizzata.

Nucleo rupestre dell’orto Promenzio

Nelle vicinanze della chiesa di Sant’Anna è ubicato il gruppo rupestre dell’orto Promenzio, nell’area della Grecìa, che si distingue per la singolarità degli incavi di grande dimensione, uno dei quali destinato a serbatoio idrico.

Nucleo rupestre di Porta Pente

Il nucleo rupestre di Porta Pente è posto lungo una delle vie di acceso alla città nel luogo dove sorgeva la Porta Nardi, nota anche come Porta Pente.

È uno dei nuclei medievali della Grecìa, la zona degli insediamenti rupestri che oggi fanno parte dell’omonimo Parco Rupestre e che erano adibiti a grotte-abitazioni e luoghi di preghiera.

 Sistema dei mulini del Celadi opere idrauliche

Dei mulini ad acqua del Celadi si ha notizia fin dal basso Medioevo. Alimentati dalle acque del torrente, formano un complesso sistema idraulico che ne collegava ben 18 distribuiti in serie a varie altezze e muniti tutti di una vasca di accumulo, la “cibbia”, e di uno scarico dal quale si diramava una rete che alimentava anche gli orti e gli agrumeti secondo un rigido regolamento di turnazione emanato dal Comune.

Nella valle si conservano ancora tratti di canalizzazioni, ponti canale, bocche di scarico ed altre opere idrauliche.