la tomba del guerriero

I guerrieri non avevano titolo a essere sepolti in chiesa, a meno che non fossero dei benemeriti nei confronti della città che ne ospitava i resti e quando ciò avveniva l’evento sanciva un legame tra la virtù cristiana e quella civica. Rossano, nella Chiesa di San Bernardino, ospita il sarcofago del 1536 del condottiero Oliviero di Somma, membro di una nobilissima famiglia napoletana.
Scipione di Somma, suo parente, era intendente generale a Bari della regina Bona Sforza, principessa di Rossano. Si ritiene che Oliviero, in quegli anni di aspre contese tra Francia e Spagna per la conquista del vicereame, probabilmente per motivi militari, avesse trasferito la sua residenza in Calabria dove poi aveva sposato la nobile cosentina Giovanna Longo.
Secondo lo storico Alfredo Gradilone il monumento funebre fu voluto dal rossanese Girolamo dei nobili Tagliaferri, che a Bari aveva avuto rapporti con Scipione di Somma, dal quale si era recato in qualità di rappresentante della città di Rossano. Sul monumento si legge l’epigrafe: “OLIVERIO PATRITIO NEAPOLITANO/EX NOBILI SUMMOR FAMILIA/CATAPHRACTOR EQUITUM PREFECTO FORTISS/AC/IOANNAE LONGAE EX NOBILITATE CONSENTINA/NICOLAUS FILIUS/PARENTIBUS B.M./SUMMA PIETATE POSUIT/THEOGONIAE ANN M.D.X.X.X.VI”. Gli stemmi che si vedono sulla parete laterale del sarcofago sono, a sinistra, quello della famiglia di Somma con le due torri merlate e a destra quello dei Longo di Cosenza.
Questo monumento in marmo scolpito e inciso è stato realizzato da maestranze napoletane e oggi rappresenta una ricchezza che impreziosisce la Chiesa di San Bernardino e la Città dando una testimonianza che fa intuire come la calabrese Rossano nel ‘500 fosse culturalmente vicina a tante altre città che possono vantare monumenti della stessa natura.

Di seguito se ne ricordano alcuni. Nel Convento dell’Eremo della Consolazione (Reggio Calabria) è ritornato il sarcofago del cavaliere reggino fra’ Giuseppe Monsolino (1574-1622), “difensore dormiente” della città. Frate Giuseppe Monsolino, cavaliere gerosolimitano, comandante di squadroni di cavalieri, era famoso per avere respinto gli assalti dei turchi. L’opera in seguito a strani giri di sottrazione, vendite e rivendite era finita nella collezione di opere d’arte dell’editore Franco Maria Ricci. Individuata, nel 2024 è poi tornata a Reggio.

La Cripta di Sant’Emidio del Duomo di Ascoli Piceno ospita l’urna sepolcrale del capitano Costanzo Malaspina, del ramo malaspiniano di “San Giacomo” (1507-1546), immortalato in una posizione innaturale con la testa appoggiata sul braccio alzato e una gamba sollevata.

Il sarcofago di Federico d’Antiochia (1222/1224 – 1256), figlio naturale dell’imperatore Federico II, morto a Foggia mentre era impegnato col fratello Manfredi a riconquistare le terre di Capitanata, si trova nella Cripta della Cattedrale di Palermo.

A Gradisca tra il patrimonio d’arte del Duomo c’è il cinquecentesco monumento funebre di Niccolò II della Torre, morto nel 1557, secondo capitano austriaco della città.

Nel MAR, Museo d’arte di Ravenna, è collocata la statua iconica di Guidarello Guidarelli, un condottiero che tra il XIV e XV secolo ha contribuito a cambiare la storia della città. La sua statua è un’opera di maestria scultoria che attira turisti ed esperti d’arte per l’espressività del volto. Le visitatrici sono attratte da questa statua anche perché secondo una diceria popolare se la baceranno si sposeranno entro l’anno, mentre quelle già sposate avranno un figlio.

La chiesa della Madonna della Stella di Militello ospita, nella navata di sinistra, il sepolcro di uno dei signori della città: Blasco II Barresi, morto circa nel 1477.
Insomma si potrebbe continuare ancora per molto, ma tornando al mausoleo del nobile Oliverio di Somma di Rossano c’è da aggiungere che il condottiero è stato immortalato in una posa che dà l’impressione che stia riposando rilassato dopo le fatiche del guerreggiare, con l’armatura e l’elmo messi a rappresentare il valore militare del defunto.

Con la mano destra si regge la testa mentre il volto fa intuire la volontà di voler assaporare il meritato riposo del guerriero. La statua riesce così a coniugare una idealizzazione della virtù militare con una forte espressività e l’insieme conferisce al monumento una imponente autorevolezza.
Il di Somma, da soldato, è presentato con tutta l’armatura ripresa nei minimi particolari. Il petto è coperto dalla corazza, gli spallacci a difesa delle spalle, la panziera del ventre, mentre cosciale, ginocchiello e schiniere proteggono le gambe. Con la mano sinistra invece accarezza l’elsa della fedele spada, compagna di tante battaglie.

Questo monumento è un chiaro prodotto del mondo rinascimentale, un’epoca nella quale l’arte funeraria assunse anche la funzione di rappresentare il defunto esaltandone la grandezza e la memoria, mettendone altresì in risalto l’importanza sociale e culturale. Massimo e superlativo esempio di questa concezione sono le Cappelle Medicee di Firenze dove per la realizzazione dei monumenti funebri dei membri della potentissima e ricchissima famiglia dei Medici venne chiamato nel XVI secolo addirittura Michelangelo Buonarroti.
Concludendo, entrando nella Chiesa di San Bernardino da una parte si resta abbagliati dalla forte spiritualità che sprigiona il bellissimo altare con lo splendido crocifisso ligneo scolpito e dipinto e dall’altra si può ammirare il solenne monumento funebre del guerriero in armi, insomma pace e guerra che convivono nel tempio sacro come da sempre, purtroppo, convivono anche nella vita.