dicono di lui

La via degli ulivi (Maia, Siena 1950) è un testo di cinquanta pagine, suddiviso in quattro sezioni, di cui la prima dà il titolo all’intero volume. Considerata dai critici un canzoniere amoroso, viene oggi apprezzata ancor più delle successive raccolte che ebbero già al loro apparire maggiore fortuna e risonanza critica.

Io penso che la voce poeticamente più pura di Costabile sia godibile nella prima raccolta dei suoi versi, Via degli ulivi, scritti quando Costabile era più che mai nell’ambito spirituale di Ungaretti, del primo Ungaretti…”  Così scrisse Umberto Bosco in “Omaggio a Franco Costabile, vent’ anni dopo la morte” (Rivista dell’Amministrazione di Catanzaro 1985. “La Provincia di Catanzaro“, n.5-6, con interventi, oltre a Bosco, di Iacopetta, Lombardi Satriani, Frattini, Strati, Paladino, Accrocca, Piromalli, Nisticò, Caproni, Enotrio).

La rosa nel bicchiere (Canesi, Roma 1961) venne subito catalogata come opera di un tardo neorealismo. Tale interpretazione nel Convegno di Tropea del 1987 (La Provincia di Catanzaro, a.VII, n.1-2) viene messa in crisi da un giovane studioso, Alberto Granese, che si sofferma sull’atipico realismo di Costabile, partendo da quello che, secondo lui, è un dato di fatto nella poetica realista di Costabile, la mancanza cioè di un elemento inamovibile in una visione rigorosamente realista del mondo, il principio di causalità; mancanza che determina una concezione per assurdo del mondo e che, tra l’altro, ha coerenti conseguenze stilistiche tali che Granese parla dello stile di Costabile come se fosse stato sottoposto ad una dirompente carica esplosiva; si spiegherebbe così l’ossificazione, la pietrificazione, la rastremazione, quell’aria pulviscolare che seguono dopo un’esplosione imponente.

Sostiene infatti Granese che: “…Per Costabile la realtà non è legata da un rapporto causale, cioè di causa ed effetto, e non è legata da un rapporto di causa ed effetto per-ché per Costabile la realtà è dominata dalla legge dell’assurdo: la legge dell’assurdo, la legge dell’ingiustizia, che domina le cose del mondo e, quindi, che rende assurdo questo mondo. Per cui tra le cose del mondo non c’è un collegamento di causalità, ma c’è appunto questa giustapposizione di frammenti slegati, che danno questo ritmo fran-to e sincopato alla sua poesia.”

Nello stesso convegno di Tropea, Walter Mauro parla di un realismo speciale del poeta, partito da una formazione ungarettiana, tesa all’ estrema scarnificazione verbale e ritmica, per giungere ad una visione realistica del mondo e della poesia, che non tiene per nulla conto della tradizionale visione realistica di stampo naturalista, che pure è continuata ad essere dominante in altri autori, di Costabile conterranei. Per Mauro il realismo di Costabile non ha nulla di naturalistico ed affonderebbe le sue radici contemporaneamente nel terreno del risentimento sociale e storico per la Calabria offesa e nello stile rastremato e pietrificato dell’Ungaretti de Il porto sepolto.

Antonio Iacopetta (in Via degli Ulivi e altre poesie – Lamezia Terme 2004), che a Costabile ha dedicato molta della sua attività di critico: “…Era ora dunque che si sfaldasse il mito negativo di un Costabile, tardo e stanco epigono del neorealismo, soprattutto per quanto attiene alla sua penultima opera pubblicata, La rosa nel bicchiere, poiché invece Il canto dei nuovi emigranti evidenzia una violenza e una deforma zione tali che, se proprio si vuole parlare di una appartenenza di Costabile ad una qualche scuola o movimento, allora si deve parlare di espressionismo o di realismo visionario…”.

da:   http://www.ilportaledelsud.org/costabile_franco.htm

Plastino Goffredo. Più calabrese dei calabresi

Rossani Ottavio. Il cuore cantastorie di Franco Costabile, poeta civile suicida (1965) per indignazione. Corsera 3.8.2008

Scerbo Anna Rosa. Gli ulivi e la rosa di Franco Costabile