Calamo Grotte

Secondo la professoressa Adele Coscarella, le Grotte di Calamo erano destinate a luoghi di culto e residenza anacoreta, e sugli esempi siciliani meglio datati, può darsi loro un’attribuzione cronologica riferita al IX-X secolo. Le quattro grotte, utilizzate anche in tempi recenti, risultano affiancate ed escavate lungo un unico sperone roccioso, posto alla quota di m 85 s.l.m.. Una serie di gradini escavati nel banco consentono un agevole accesso alla spianata soprastante le grotte stesse. Fra queste, due in particolar modo, documentano elementi di particolare interesse. A Sud dello sperone, nella prima grotta, a pianta rettangolare, a destra dell’ingresso si riscontra una cavità, sopraelevata rispetto al piano di calpestio, di dubbia destinazione. La terza e la quarta, di semplici impianto, si caratterizzano per le loro grandi dimensioni. La seconda, al contrario delle altre, mostra una complessa articolazione delle parti. Ciò che la caratterizza nel suo svolgersi è la successione di grandi ambienti a copertura piana comunicanti tra loro con larghe arcate e la presenza di una cellula a pianta quadrata ben definita, provvista di una cavità posta nella parete di fronte l’ingresso. Una peculiarità non riscontrata in altre grotte della zona è relativa alla presenza di lesene risparmiate nella roccia, poste ad intervalli regolari quasi a voler delimitare degli spazi prestabiliti visibili sulla parete opposta all’acceso settentrionale e, soprattutto, sulle tre pareti che compongono l’ultimo grande vano, a Sud. La particolare conformazione della grotta con grandi ambienti squadrati, fiancheggiati da cellule completate o non escavate completamente, come nel caso del piccolo vano posto ad ovest, con spazi parietali volutamente delimitati (vedi anche le due grandi lesene riscontrabili nel vano di ingresso) lasciano supporre una realizzazione della grotta con progetto definito per un uso ben specifico. Un esame seppur rapido di quelle cripte o santuario rupestri della Sicilia e della Puglia, regioni adiacenti alla nostra, e della Cappadocia attesta l’utilizzazione di arcate cieche poggianti su lesene col fine di inquadrare degli spazi destinati a ricevere decorazioni pittoriche ed inseriti in un ambiente a pianta quadrata con soffitto piano e grandi arcate a divisione degli ambienti. La tipologia di questi impianti e la scelta del tipo di programma parietale trovano confronto puntuale con la grotta di Calamo in esame, per la quale, quindi, è lecito proporre una datazione, basata su confronti tipologici e strutturali riferiti all’altomedioevo: tra questi esempi figura la Cripta di Santa Lania di Lentini della fine dell’VIII – prima metà IX secolo. Ad avvalorare una tipologia nota nell’ambito italiano dell’intero complesso di grotte di Calamo si segnalano i casi di impianti simili documentati nell’area di Ragusa. (estratto da: Adele Coscarella, “Insediamenti bizantini in Calabria. Il Caso Rossano”, Editoriale Bios Cosenza 1996).